Aprile respira d’arte: da The Divine Comedy a Nos Voyages Immobiles

Dopo il Museum für Moderne Kunst Frankfurt am Main e il SCAD Museum of Art and Design, la mostra The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists, a cura di Simon Njami, procede il suo cammino tra i principali musei del mondo. La terza è una tappa d’eccezione: lo Smithsonian National Museum of African Art di Washington DC. Tra le opere in mostra ci piace evidenziare la presenza di Ecriture Infinie / Infinite Writing, Book 9, dell’artista Bili Bidjocka: un omaggio ad un’invenzione vecchia di 3500 anni, la scrittura a mano.

L’opera è un work in progress che rappresenta un fil rouge del percorso dell’autore, assumendo nuove forme e catalizzando spunti e idee che attraversano il suo percorso di artista e di individuo. Questa nuova versione è realizzata grazie alla collaborazione tra lettera27 e Moleskine, che sostengono la sua partecipazione alla mostra itinerante. Il Book 9 è un trittico: 3 tomi di grandi dimensioni che insieme formano un unico libro. Ciascun tomo corrisponde ad una sezione della mostra e al suo codice cromatico: bianco per il Paradiso, rosso per il Purgatorio, nero per l’Inferno. Il visitatore è invitato a trascrivere un passaggio specifico della Divina Commedia, riflettendo sul gesto della scrittura a mano e sul significato personale del testo scelto.

Lo Smithsonian National Museum of African Art nasce nel 1964 come istituzione educativa privata per promuovere la comprensione interculturale nel campo delle scienze sociali e delle arti. Nel mese di agosto 1979 il museo diventa parte della Smithsonian Institution, il complesso museale e di ricerca più grande al mondo, dedicato allo sviluppo e alla diffusione della conoscenza.

The Divine Comedy ha un allestimento inusuale per gli spazi del museo: è la prima mostra ad occuparlo nella sua interezza, espandendo il percorso tra le oltre 40 opere anche aree generalmente non utilizzate, come il vano scale e il padiglione esterno. Tra i lavori presenti anche quello di Maurice Pefura. L’artista parigino, di origine camerunense e milanese di adozione, è anche uno degli autori che sono entrati a far parte da poco della collezione di taccuini d’artista di lettera27. Quella di Washington non è per Pefura la sola tappa americana di questo periodo. Infatti, la Skoto Gallery di New York presenta Nos Voyages Immobiles, personale dell’artista in programma dal 9 aprile al 16 maggio 2015. Tra le opere che compongono il viaggio tra il corpo e lo spazio che la mostra vuole proporre, anche il prezioso taccuino donato a lettera27 che dà il titolo all’evento.

Un taccuino che Pefura ha scavato come se fosse la propria memoria, per estrarre e fare riemergere i luoghi che ha attraversato. Costruzioni soffocate, palazzi ammassati, moduli che si ripetono senza variazione: tutte manifestazioni dell’urbanizzazione proliferante ed incontrollata, che non tiene conto delle esigenze di chi poi vi andrà ad abitare. Questi palazzi ricordano qualsiasi città, qualsiasi periferia. Essi possono fare parte del ricordo di una persona di origini francesi nata a Parigi così come di una persona di origini camerunensi nata nella stessa città. Se i luoghi fanno parte della memoria di tutti, entrando a far parte del bagaglio personale, sorge l’interrogativo: chi è lo straniero? Pefura ci regala un taccuino, che come una valigia contiene il tempo necessario al viaggio, le trasformazioni che ha innescato, gli spazi attraversati e rimasti al proprio interno.

Aprile per noi respira d’arte, ma soprattutto delle storie personali, la poetica, i sogni e le visioni di ogni essere umano dietro le sue opere. Continuiamo a scoprirle, viverle e accompagnarle nel loro viaggio.

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