AtWork è stata un’occasione per sperimentare e pensare alla mia identità. A quale contributo potessi dare alla comunità artistica, alla comunità in generale, o anche solo a me stessa.

Questa esperienza formativa non convenzionale ha dato un respiro diverso alla mia esistenza. Mi ha fatto pensare a chi sono io e dimenticare cosa pensano gli altri. Mi ha fatto disimparare gran parte delle cose che avevo imparato.

Attraverso il workshop e i seminari, ho imparato che si può cadere e rialzarsi e che non sono responsabile di come verrà interpretato il mio lavoro. In questo percorso ho imparato anche a leggere di più, perché le persone che conducevano il workshop menzionavano continuamente nomi di persone ed eventi di grande importanza per la nostra generazione.

Quello che sogno oggi è poter vivere liberamente come artista. Non vedo l’ora di iniziare a gennaio 2018 il mio progetto di residenza artistica alla Rijksakademie van beeldende kunsten di Amsterdam. Vedere come si sviluppa il mio progetto “Letters to my Childhood”, conoscere altre persone ed esercitare il mio pensiero critico, soprattutto all’interno di un istituto formativo di alto livello.

“AtWork mi ha fatto pensare a chi sono io e dimenticare cosa pensano gli altri.”

Immy Mali — partecipante AtWork Kampala

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